Una risposta
che diceva tutto
e niente.
Da sempre abituata a coesistere con il dolore,
come in una silenziosa e intima simbiosi che nessuno comprendeva
e che, poco alla volta, mi isolava.
Un’infanzia e un’adolescenza fatte di silenzi e solitudine
mi hanno insegnato a essere forte,
anche quando dentro cadevo a pezzi.
C’era chi mi trovava interessante.
Chi mi invidiava.
Vedevano una corazza perfettamente costruita.
Non sapevano che sotto quella corazza
c’era una bambina che avrebbe voluto cedere.
Essere fragile.
Potersi appoggiare a qualcuno.
Ma col tempo dimenticai come si fa a chiedere conforto.
E continuai a sopravvivere.
Poi arrivò un giorno.
Un dolore insopportabile.
Una visita conclusa con un semplice:
“È solo stress. Stia serena.”
Non passò molto tempo.
Un altro episodio.
E ancora.
Non comprendevo cosa stesse accadendo al mio corpo.
Eppure ogni visita si chiudeva con la stessa frase:
“Stia serena.”
Insistendo per capire, scoprii di avere il collo retroverso.
Ma era in uno stadio iniziale.
Non poteva causare problemi importanti.
Feci fisioterapia, TENS, massoterapia.
Ogni trattamento sembrava aiutare.
Per pochi giorni.
Poi tornavo al punto di partenza.
Finché non incontrai un reumatologo.
E per la prima volta sentii un nome per me sconosciuto:
Fibromialgia.
Fui inviata da un neurologo.
La diagnosi venne confermata.
Mai avrei pensato che quel nome,
invece di segnare la fine dei miei problemi,
fosse in realtà solo l’inizio di tutto.

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Un racconto toccante che riflette il conforto trovato nello spazio di questo blog.
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Ricercatore di verità
Una testimonianza che esprime la gratitudine per la comprensione e la vicinanza trovate qui.
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